18-02-07 Zona del M.Alpe. (Ruota)
Viscido, sassi, solchi profondi, foglie e vento. Le nuvole risalgono dal fondovalle e si spalmano sulle cime degli abeti alla sommità delle creste prima di sfumare su uno sfondo in bianco e nero. La salita non vuole finire mai e la temperatura percepita oscilla a seconda dell'esposizione all'aria pungente: un momento hai caldo e apri l'antivento ed un attimo dopo ti si gela il sudore addosso. Fantastico per il mio raffreddore. In certi momenti mi voglio pentire di essere qui ma in verità non credo che arriverò mai a farlo. E' un pò che manco da queste parti, non granchè, qualche mese, comunque troppo, ed ora che ci sono riprovo il piacere di esserci. Una combinazione estemporanea, nata da circostanze più o meno fortuite, mi ha portato qui, oggi, praticamente un last minute. Quasi me lo sentissi, però, l'altro ieri ho montato dei copertoni da discesa sulla bici, una promonizione? Ciò mi rende abbastanza confidente per affrontare le taglienti rocce della discesa. Questa si potrebbe chiamare "Crociglia-acquedotto" come variante dell'ormai buonanima "Fosso di Crociglia" diventata nel frattempo una carrareccia anonima, larga e piena di solchi di fuoristrada. Una bella discesa, quella di oggi, con alcuni punti da interpretare, altri un pò cattivelli, in cui i canali scavati dall'acqua e dalle moto ti si allargano davanti a ventaglio come le dita di una mano. Ci sono un sacco di sassi, mobili e squadrati, su placche di roccia inclinata separate da fango viscido. La bici và e io viaggio con lei e non riesco a fermarmi, una volta preso il ritmo è troppo intrigante andare avanti e vedere cosa c'è dopo il cambio di pendenza, dove porta questo solco, andare a prendere la sponda che ti fà schizzare dove? Dritto su macigno, gradone, radice, l'importante è continuare a vedere la magica linea dove mettere la ruota. Che caldo! Acquedotto, fine! Per ritornare alla parte finale di quello che resta del "Fosso di Crociglia" bisogna spingere per 10 minuti la bici su una rampa fangosissima, tanto da rendere preferibile in alcuni punti il terreno più intricato ma asciutto del bosco. Infine si arriva all'attacco del sentiero, anche qui non sono concesse pause, si tira via fino in fondo, fino a quando è tutto finito. La forza dell'adrenalina spinge fino a Pietragavina e poi scendo verso Varzi dicendomi che mai più mi farò ingabolare da questo asfalto mangiadisli, inutile e battuto dal vento......a costo di risalire a prendere la mulattiera antica, non granchè ma è quasi triste finire così.