Il Trittico Ligure

I pro stradali hanno il Trittico Lombardo nel quale si scannano in Brianza per una settimana fra fabbrichette e collinette, noi abbiamo fatto il Trittico Ligure. Nel giro di otto giorni ci siamo sparati tre avventure in progressione una più bella dell'altra.

19/06/04 Masone: escursione Bikefree
Questo giro era in programma da mesi e, come tutte le escursioni di Bikefree, è stato preceduto da un adeguato battage pubblicitario.
Bisogna sapere che le escursioni guidate di Bikefree sono frequentate da una fauna ciclistica eterogenea che fondamentalmente partecipa per tutta una serie di motivi tra cui a scelta o in combinazione abbiamo:
•  sono solo bikers che non sanno con chi girare
•  vengono per imparare i percorsi che poi faranno da soli o ci porteranno gli amici bullandosene
•  sono nostri cari amici mossi dalla compassione nei nostri confronti
•  vogliono dimostrare che sono più forti, bravi di te che organizzi
•  sono parenti di “The Chief”
Insomma, alla fine il nostro zoccolo duro si è palesato anche a Masone e siamo una novina.
Data la caratteristica “fuori porta” di questa gita i nostri erano un po' agitati, una pre-adrenalina che li rendeva trepidanti già al momento di infilare la bici in macchina.
Anch'io ero un po' trepidante perché questa sarebbe stata la quarta volta che avrei affrontato quel giro e, dopo due aborti (1 meccanico & 1 meteorologico) ed un successo, ci tenevo a finirlo per portare il bilancio in pari.
Alla fine, con solo una mezz'oretta di jet-lag siamo partiti da Masone in direzione delle nuvole, cupe e basse sulle cime dell'Appennino.
Il primo pezzo di salita asfaltata ha subito sfilacciato il gruppo in maniera ignobile, un primo ricompattamento ed abbiamo cominciato ad affrontare lo sterrato.
Un consiglio: a meno che non siate un pony express scafatissimo in una città pianeggiante, uno studente che va a lezione oppure un manico veramente assoluto non, ripeto, NON usate lo zaino monospalla per uscire in MTB. Pasquale, l'amico del “Ginghiale”, lo ignorava nella maniera più totale. Morale: è stato legato come una salamella, lui ed il suo monospalla. La salita ai Piani di Praglia, dove ci aspettavano le nuvole, è sempre un'orgia di sassi fissi e passaggini da accarezzare con le ruote, infatti parecchi scarpinano non poco ma l'apprezzano lo stesso. Francesco riesce a ribaltarsi nell'unico mezzo metro di discesa ed apprezza un po' meno. Arrivati in cima, miracolo, non piove. Approfittiamo di questa botta di culo e sgasiamo alla volta del Monte Pennello dove abbiamo intenzione di magnare prima della discesa.
Stiamo percorrendo l'Alta Via dei Monti Liguri e, per essere alta è alta come le nuvole, non si vede ‘na cippa, e tira pure un gran vento trasversale che fa fluttuare la sterrata sotto le ruote.
Fa anche freddino ed ognuno sembra sparire nella nebbia per i cavoli propri esattamente quando bisognerebbe non perdersi di vista. Arriviamo sotto il M.Pennello e, anche se il nostro giro l'avrebbe evitata, decidiamo di raggiungere la cima dove c'è un rifugio incustodito dove potremo mangiare al riparo. Arriviamo in cima, entriamo, ci contiamo e…….manca Pasquale…….siamo sulla sommità avvolta dalla nebbia di un monte da cui partono diversi sentieri di cui l'unico giusto per noi era quello da cui siamo arrivati, gli altri vanno giù giù giù per morire in valli desolate oppure al mare. PASQUALEEEEEEEEEE, PASQUALEEEEEEEEEEE……..l'uomo col monospalla appare e tiriamo un sospirone più forte del vento.
Ci sistemiamo nel piccolo rifugio e magnamo i panini, tutti quanti sembrano felici e motivati, buon segno.
Ora viene il bello, dopo la discesa dal Pennello, già percorsa all'andata, lasciamo la sterrata e seguiamo le tracce dell'Alta Via in direzione del Turchino. I pratoni sono percorsi da alcuni single tracks paralleli popolati da passaggi rocciosi e gradoni. Se imbrocchi quello giusto viaggi, se no rischi di piantarti al pronti via o di lavorare di tecnica come un dannato. Ci disperdiamo subito per la montagna, fortunatamente ci siamo lasciati alle spalle le nuvole ed il vento e si stà proprio bene.
Segue un pezzo bellissimo: erba, single track in leggera discesa movimentato da sassi e radici mai troppo incarogniti, qualche pino marittimo da aggirare. Di seguito viene il tratto più hard core del giro: c'è da scendere un tratto di montagna che sembra franato, un canalone di sfasciume. L'unica volta che l'avevo fatto ero riuscito a farlo quasi tutto in sella, stavolta no. Mi sembra che i sassi siano più grossi, brutti e cattivi. Anche “The Chief” concorda. Ci si ricompatta e si riparte. La ciurma sembra abbastanza entusiasta: gente che arriva sorridendo e sempre senza smettere di sorridere ti si cappotta davanti come la definireste? Arriviamo al bivio per Giutte, altro tratto da orgasmo multiplo ma, ohibò, un ammutinamento è in agguato.
Il più facile e scorrevole sterrato diretto al Turchino ammalia le deboli menti dei gitanti ormai sazie (inappetenti!) di single track. Un po' a malincuore rinuncio e mi avvio sulla carrareccia ove i maniaci dell'alta velocità possono allentare i freni e terrorizzare escursionisti e famigliole come night's warriors. Non condivido e lo dico. Attimo di tensione.
Si riprende lo sterrato e si arriva a Masone più tranquilli.
La focaccia ed il vinasso del Bar dei Reduci rinfrancano e rigenerano ritardando il ritorno a casa, doverosamente.
Arrivo a casa, controllo la bici, mangio, cazzeggio, punto la sveglia e riparto.

20/06/04 Varazze: Ngday Liguria.
Di questa gita ha già scritto RuPa, percui aggiungo solo qualcosa di mio.
Sono relativamente nuovo del ng, scrivo poco e leggo molto, mi piace.
Mi piace ciò che leggo, i report, le discussioni tecniche, ma anche le persone che scrivono, sento che molte di loro mi sono in qualche modo affini.
Quando a febbraio c'è stato il giro alle Rive Rosse ho sentito il bisogno di andarci e mi è piaciuto un sacco, c'era un casino di gente, ed io non conoscevo praticamente nessuno mentre altri sembravano vecchi amici, veterani di incontri precedenti e frequentazioni assidue. Quel giorno sono stato proprio bene anche se c'era sempre una vocina che ripeteva insistentemente “Dai, muoviamoci, che è tardi, se andiamo avanti così non arriviamo più, abbiamo fatto solo 10km, etc.etc.”, sono ancora convinto che senza quella voce non avremmo chiuso il giro in tempi ragionevoli, comunque.
Così ho giocato un Jolly sdg ed il giorno dopo Masone non ho voluto mancare al ngday ligure.
Memore della vocina siamo (c'era anche “The Chief” di Bikefree) arrivati a Varazze in anticipo di una buona mezz'ora sulla tabella, niente di male: caffè @ chiodo.
Poi è arrivato Roy e via via tutti gli altri ed è partito il racconto di RuPa.
Che bel giro, ragazzi, e che bella compagnia.
Mentre alle Rive Rosse eravamo un gruppo enome ed eterogeneo lungo a volte chilometri ed a volte ammassato in pochi metri, a Varazze siamo stati un piccolo nucleo estremamente raccolto e compatto, quasi intimo nella sua unità sia in salita che in discesa.
E che dire del percorso: bellobbello, la salita lunghissima e chiacchierabile e la discesa, lunghissima ed estremamente stimolante dal punto di vista della guida, peccato per i tratti con la nebbia che ci hanno segato il panorama, esattamente come il giorno prima a Masone.
Avevo sentito parlare dell'aura del ngday ma ne avuto la prova quando, dopo il giro, che ci aveva fatto sforare di circa un'ora e mezza il tassametro del parcheggio, è comparso “il pizzardone del paese, e quelli di paese sono i più bastardi” (citazione testuale da Pasquale: vigile di paese oltrepadano) un attimo dopo che avevamo rinnovato il ticket per andare a berci una birra. KeKù.

26/06/04 Valle Argentina Freeride

Ogni tanto succede, lo facciamo succedere, cediamo? Diventeremo impuri?
Non m'interessa poi molto.
Si tratta di tradire il mio intimo convincimento secondo il quale ogni discesa deve essere meritata pedalando e che esistono, sono poche, salite belle da guidare come discese.
Quante volte però è capitato di buttare via chilometri di dislivello in discese insulse o asfaltate per un errore di percorso, una defaillance meccanica, perché si ha il coprifuoco oppure si mette a piovere magari quando si è faticato come le bestie su una salita.
Allora, ogni tanto, è corretto ricorrere ad un aiutino, che sia furgone o seggiovia, qualcosa che ti fa recuperare il tuo credito di dislivello.
Con questo spirito sono andato da Br1 nel 2002 e con Johnny Catena nel 2003 a Finale, a Caldirola una volta nel 2003 ed una nel 2004, tutto qui.
E' grave, padre?
Vabbè, non voglio farla tanto lunga.
Il mio socio in Bikefree, “The Chief”, era già stato un paio di volte a Triora per la Via delle Streghe e continuava a menarmela con ‘sta Valle Argentina da favola.
Bon, stavolta ci andiamo. Chiamiamo per sentire la disponibilità e ci dicono che l'unica possibilità era di aggregarci ad un altro gruppo oppure di formare un gruppo da sei individui fra noi. Ci siamo guardati in faccia ed abbiamo deciso di andare da soli, tempi troppo ristretti per mettere in piedi un gruppo.
Si può approfittare della casa al mare di amiocuggino tatticamente piazzata a Bordighera per dormire e così essere in loco di buon'ora.
Ci hanno detto che ci sono alcuni tratti pedalabili, “The Chief” è incerto fra il Geko ed il mitico Bazzy Herin Replica '97, io sgrano gli occhi e gli dico:”Se non usi il Bazooka a Triora, quando mai lo usi?” Io non ho molta scelta, nel senso che le mie scelte le ho fatte quando ho deciso di smontare i pezzi dall'Octane (non sono più tanto convinto di volerla vendere, ma non mi piace neanche tener lì un telaio smontato in cantina, boh?) e di montarci un Chamaleon.
Partiamo da Voghera nel tardo pomeriggio e ci dirigiamo verso la Liguria, ‘natavota.
A Masone codona per incidente, “The Chief” tacchina una tipa su un Mercedes nella corsia a fianco, io, che dalla mia parte ho una Thema con sopra una coppia ottuagenaria, voglio tirar giù la bici e andare avanti a vedere cosa c'è. Improvvisamente si torna a viaggiare e, via fino ad Arma di Taggia dove ci fermiamo a mangiare in un ristorante grande come un garage doppio pieno di coppiette che han l'aria di chi, come si dice dalle mie parti, “stà facendo l'uovo fuori dalla cavagna”.
Si mangia bene e pertanto, domani non c'è da pedalare, mangiamo da far schifo di tutto e di più. Passeggiatina sul lungomare e via a Bordighera, ronff, ronff.
Ma i gabbiani vanno in calore?
E ci vanno di notte?
A metà notte il film “Gli Uccelli” di Hitchcock si materializza un centimetro fuori dalla nostra finestra, la battaglia d'Inghilterra dei volatili si scatena e così il mio sonno vola via.
Questo fatto ed una certa eccitazione ci catapultano a Triora con la solita mezz'ora abbondante di anticipo che impegniamo pedalalando per l'ameno paesello. Quando torniamo il parcheggio del campo sportivo si è animato. Alcune auto sembrano essere esplose e aver scagliato all'intorno pezzi di bici, caschi, protezioni, uomini, zainetti ed ammennicoli vari. Un Ducato moooooooooolto vecchio, privo del vetro del portellone posteriore, staziona affiancato da un Ducato molto più nuovo al quale è attaccato un bel carrellone che permette di caricare un sacco di bici senza che queste abbiano contatti impuri fra loro. Nota polemica: non come quando siamo andati a Finale che si facevano più danni alle bici dentro ai furgoni che fuori. Però sembra che adesso anche lì si siano organizzati meglio.
Ci presentiamo e Piero, dell'Argentina Bike, ci ragguaglia sullo svolgimento della giornata: alcune risalite e relative discese, pranzo leggero e rapido, risalite e discese, non complicato.
Impariamo i trucchi per caricare velocemente e correttamente le bici, cambio tutto giù, bici appese alternativamente con la ruota anteriore e con quella posteriore, elastico a tenere frenata la ruota in alto.
Tra noi e le guide dovremmo essere una quindicina, equamente divisi fra nazionali e transalpini, ma mancano tre francesi e dobbiamo aspettarli, qualcuno, “The Chief” ha il fischione, propone di cominciare, fanculo il jet-lag, siamo qui per fare un lavoro e facciamolo, dunque.
Aspettiamo ancora qualche minuto e i ritardatari arrivano, scaricano e si parte.
La salita con il furgone, quello scassato, dura poco ma è sufficiente per riproporre la cena della sera precedente.
Scendo un po' scombussolato, mi metto l'integrale, lo zaino, siamo pronti, via.
Ehi, c'è un altro con la front, è un ragazzino di circa 17 anni con una Kona Scrap/Roast/Chute/Stuff/Gnuff/Tricchetrac che ha l'aria di saperla lunga. Eccome se la sa lunga, pronti via si fa un drop di un metro e mezzo con attacco in discesa di 45 gradi ed atterraggio in piano su asfalto. Cramèmbal!
C'è un nizzardo, del gruppo Gemini (avevano tutti quella bici lì, in varie versioni, anche quella che ha turbato i sonni di RuPa), che si annuncia subito come gran manico, lo vedevi, era troppo sciolto, impennava, manualizzava e droppettava con estrema naturalezza. Lo vedrò solo all'inizio ed alla fine delle discese e nella pausa pranzo.
Quando si và coi furgoni, nella prima discesa si prendono le misure, non del percorso, ma degli altri.
Si stabiliscono le gerarchie del branco, i veloci davanti, i lenti dietro. Io sono lento. Se sei nel gruppo dei lenti puoi essere un lento ma costante, io mi ritengo tale, oppure un lento modello milanese sulla strada del Brallo: 200 m. di rettilineo a manetta, nel guidato e nel brutto piantato come un sedano. A parte la ragazza francese del gruppo dei ritardatari, che è durata un quarto della prima discesa, nonostante fosse molto Chausson replica, i suoi soci erano veramente pericolosi, inchiodavano un casino, alzando nuvoloni di polvere, ti si ribaltavano davanti seguendo traiettorie improponibili e ogni tanto si piantavano improvvisamente nei tratti tecnici impedendoti di chiudere il passaggio pulito. A metà della prima discesa un ragazzo di Cuneo è caduto e si è fatto male ad un polso dando così forfait per le seguenti discese.
I ragazzi della Valle Argentina han fatto un lavoro enorme. Noi di Bikefree cerchiamo di tenere in ordine alcuni sentieri della bassa Valle Staffora, facciamo quello che possiamo ma sappiamo valutare il lavoro che può esserci stato a ripulire, sistemare, organizzare una rete di sentieri come quelli della Valle Argentina. Ok, il terreno è adatto, stabile, drenante, si fa lavorare bene ma, ragazzi, sono decine e decine di chilometri!
Ad esempio, nei punti dove il sentiero originale avrebbe puntato dritto per la massima pendenza, loro hanno creato delle serie di tornanti e tratti diagonali in modo da limitare la pericolosità del tratto e limitare i danni a lungo termine dell'erosione.
La caratteristica di questi sentieri è che non sono tecnicamente difficili o ripidi, è che sono lunghissimi e guidatissimi, diventano difficili se vuoi andare forte.
Durante la prima discesa sono sempre in ritardo sulle curve, devo prendere un po' le misure, il terreno è scorrevole e la front non è troppo penalizzata e soprattutto non mi massacra la schiena (non so se l'avrei detto 6 discese, 4500 m. di disli, 70 km dopo).
La seconda discesa mi vede più sciolto e comincio a prenderci gusto e ritmo. In un tornante vedo il ragazzino col Kona che procede con la bici in una mano e la ruota anteriore nell'altra. Ha tranciato di netto i forcellini della forca, una vecchia Marza da 130. Si farà una lunga camminata, lo vedremo due discese dopo, a pranzo. Nella prima discesa del pomeriggio, mi capita di bloccare troppo spesso la ruota posteriore in frenata e questa si allunga fino a che, in una curva secca a destra, svrrrrrraaaaap, faccio un lungo e mi in filo in un cespuglio: pastiglie vetrificate, freno troppo o male. Piero, a fine discesa, cannibalizza la sua RM7 e mi presta 1 coppia di pastiglie.
La giornata prosegue con un'altra nuova discesa e si chiude con il bis dell'Agrifoglio, il sentiero forse più bello della giornata, con un finale a paraboliche e drop artificiali nel bosco.
Arriviamo alla fine abbastanza sconvolti dalla stanchezza, da pedalatori abbiamo sottovalutato le fatiche del discesismo spinto e l'utilizzo di muscoli non troppo allenati.
L'organizzazione fornisce anche le docce del campo sportivo così ritorniamo ad avere un aspetto civile e siamo pronti per tornare a casa.
Quando saliamo in macchina mi sento abbastanza intossicato di bici e non ho voglia di programmare prossime uscite ma, superando Finale in autostrada: “Ti ricordi il giro dei Ciappi, non sarebbe male rifarlo, magari più avanti……”

Home